«Tutti hanno diritto a ricevere la posta!»
Mille metri di dislivello, una ventina di chilometri e innumerevoli tornanti: oggi accompagniamo la postina Romana Quanchi nel giro di recapito che termina a Bosco Gurin. Viaggio in una valle dove la vita è ancora scandita dalla consegna della posta.
- Claudia IraouiChannel Manager DigitalTempo di lettura 3 minuti

Giornali e Formaggio
La strada per Bosco Gurin è tutta in salita. Quando l’addetta al recapito Romana Quanchi parte con la sua Panda gialla dall’ufficio di recapito di Cevio, Vallemaggia, mi previene: «spero tu non soffra il mal d’auto!» In effetti, il giro di recapito di oggi conta un numero di tornanti interminabile su mille metri di dislivello. Nonostante la giornata uggiosa, la mancanza di sole non toglie niente a questo panorama mozzafiato, fatto di profonde valli, terrazzamenti dove un tempo si coltivava la vite, muretti a secco e villaggi con le case di pietra e di legno. La Panda è un accento di colore nelle infinite sfumature di grigio e marrone che porta con sé la fine dell’inverno in montagna.

A Linescio, Romana si ferma davanti all’Osteria Sascola per consegnare alla collega Ruth gli invii per la Valle di Campo. Poi si riparte. Tutte le auto che incrociano la postina la salutano. Romana sorride: «Nelle valli, tutti conoscono ancora i postini».





