


Le posizioni di quadro alla Posta si aprono anche alle donne. Nel 1974 le prime donne vengono assunte nel servizio ambulanti, un settore tradizionalmente maschile che era considerato una tappa di formazione per chi ambiva alle funzioni direttive delle PTT.
Sin dalla fondazione della Posta federale nel 1849 la categoria professionale dei funzionari era una prerogativa riservata agli uomini. Tuttavia, le donne iniziano a occupare sempre più posizioni importanti, sebbene a condizioni di lavoro meno favorevoli. Per lungo tempo, la maggior parte degli impieghi alla Posta è stata chiaramente assegnata a un solo genere: a prevalere erano gli stereotipi. La maggior parte delle donne lavorava in funzioni operative allo sportello, nel servizio dei conti correnti postali e nell’amministrazione.

È vero che negli uffici postali più piccoli, la moglie del postino, formata come assistente, a volte gestisce ufficiosamente la filiale. Ufficialmente, però, non esistono ancora responsabili donne. Non solo: pur essendo assistenti, le donne spesso eseguono compiti simili o uguali a quelli dei loro colleghi funzionari maschi, ma sono classificate più in basso nella classe di salario. Le donne, inoltre, lavorano prevalentemente nel rispettato servizio di consulenza sociale delle PTT e quindi assumevano funzioni di assistenza e di sostegno particolarmente gravose.

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I lavori che richiedevano sforzi fisici sono stati destinati a lungo solo agli uomini: l’impiego come postine in uniforme nel recapito, nel servizio di trasbordo e di spedizione è negato alle donne fino all’inizio degli anni Settanta. Lo stesso vale per il servizio delle carrozze ambulanti, che viene visto come un trampolino di lancio per la carriera e in generale per l’accesso alle funzioni di quadro. Sono gli uomini a decidere per le donne: prima i padri, poi i mariti, concedono il permesso di lavorare. I criteri di assunzione vengono fissati dai superiori maschi. Una volta sposate, le donne che vogliono continuare a lavorare si trovano a fare i conti con l’opposizione del coniuge. Ciò limita la loro autodeterminazione e realizzazione professionale.
In tempi normali gli impieghi erano riservati ai lavoratori maschi. Al contrario, in tempi di guerra o nei periodi in cui il personale scarseggia, le donne diventano una risorsa fondamentale per il corretto svolgimento delle attività postali e, improvvisamente, iniziano a svolgere lavori per i quali prima e dopo la crisi non erano ritenute all’altezza. Si fa affidamento sul lavoro femminile anche quando si deve risparmiare sui costi: per esempio, le assistenti donne senza lo status di funzionario vengono pagate meno dei loro colleghi maschi.

Nel biennio 1972/73, i percorsi di carriera diventano permeabili; le donne conquistano ambiti prettamente maschili all’interno della Posta e, in alcuni casi, posizioni dirigenziali. Negli anni ‘90 inizia a tirare aria di cambiamenti: le PTT introducono la promozione della carriera e puntano verso una vera e propria parità di trattamento, anche se parte dell’organico maschile teme di perdere così i propri privilegi.
Il matrimonio di solito significava la fine della carriera professionale per un’operatrice telefonica o per un’assistente impiegata nell’ufficio dei conti correnti postali. Una delle ragioni addotte dall’amministrazione postale nel 1922 era che lavorando, le donne sposate avrebbero privato dell’opportunità di guadagno qualcun altro che ne aveva più bisogno. Le coppie sposate con doppio reddito avrebbero quindi beneficiato di «un accumulo di entrate».
Galleria online dell’archivio delle PTT: https://www.mfk.ch/ptt-archiv/vermittlung/galerien/jahresdossiers/
Piattaforma Oral History dell’archivio delle PTT: https://www.oralhistory-pttarchiv.ch/de/themes/vorschriften
Walter Knobel, la Posta (a cura di): La storia in giallo. La Posta Svizzera dal 1960, Berna 2011.
La storia di AutoPostale: www.postauto.ch/it/chi-siamo-e-attualita/organizzazione/la-storia-di-autopostale